In questo articolo pubblicato sul numero 129 di Vivere lo Yoga esploro il rapporto tra eros, magnetismo personale ed energia vitale secondo la prospettiva del Tantra. Un invito a comprendere come la forza attrattiva non sia solo una questione fisica, ma una qualità che nasce dalla presenza, dalla consapevolezza e dalla connessione con sé stessi.
Nel medioevo, tra le montagne del Daghestan, ai confini con la Russia, esisteva una sorta di maledizione terribile che veniva pronunciata quando qualcuno aveva comportamenti sbagliati verso altri: «Possa tu dimenticare il nome di chi ami». Non era una minaccia qualsiasi. Era la più crudele. Perché dimenticare il nome di chi si ama significa perdere il legame, perdere la memoria del cuore, perdere la direzione. Con il tempo gli abitanti di quella regione riconobbero che in questa frase si nascondeva l’origine della tristezza dell’intera umanità. Forse non ce ne rendiamo conto, ma questa è la condizione in cui viviamo oggi. Abbiamo dimenticato il nome di ciò che amiamo davvero. Abbiamo dimenticato la nostra divinità interiore. Abbiamo dimenticato la nostra Shakti. Viviamo in uno stato costante di sopravvivenza anche quando apparentemente va tutto bene. Aspettiamo che le circostanze si allineino per essere felici. Aspettiamo il partner perfetto. Il momento giusto. Aspettiamo di sentirci pronti. Ma la verità è semplice e radicale: non possiamo aspettare che la vita sia allineata per essere felici e gioire. La felicità non è un risultato esterno: è uno stato di coscienza. Ed è in questo contesto che il Tantra ci insegna molto.

Il Tantra non è qualcosa di esotico. Non è tecnica erotica. Non è trasgressione e perversione. È un cambio di asse. Siamo abituati a vivere in orizzontale: nella linea del tempo mentale, nelle abitudini, nei condizionamenti, nella ripetizione dei ritmi (veglia, colazione, lavoro, pranzo, lavoro, sonno, sogno), e nella ripetizione di schemi karmici che ci rendono profondamente dormienti. Ci muoviamo solo per ottenere, accumulare, sopravvivere in un meccanismo perverso. Il Tantra ci invita a vivere in una dimensione verticale (che significa presenza e intensità) dove si presuppone la capacità di entrare nel corpo invece di fuggirlo. Anche lo Yoga, nella sua radice più antica, è intriso di questa visione. Unire, integrare, incarnare.
Continuiamo a vivere scollegati dal corpo. E soprattutto dall’energia sessuale. L’energia sessuale è la forza creativa primaria. È la stessa forza che genera la vita. Eppure l’abbiamo ridotta a consumo, pornografia, prestazione meccanica, violenza. Oppure l’abbiamo repressa, giudicata, temuta. In entrambi i casi, l’abbiamo separata dalla coscienza. Il primo passo per stabilire un nuovo mondo in noi è il CORPO. Respirare. Muoversi con presenza. Sentire la colonna vertebrale come un asse vivo. Ogni yogin che risveglia dentro di sé la Shakti addormentata percepisce una corrente lungo la spina dorsale. È un’esperienza concreta. Gli atomi di energia che prima erano dispersi iniziano a cristallizzarsi. L’energia sessuale, se non viene dispersa o repressa, diventa fuoco che illumina e ri-orienta la vita, perché si realizza che noi siamo la vita stessa (So-Ham).
Prima del corpo, e dopo di esso, viene la consapevolezza. Quando il corpo si ripulisce nelle sue tensioni e memorie, anche la mente inizia ad allinearsi, diventando consapevole dei condizionamenti dei meccanismi che governano la nostra esistenza.
I condizionamenti sono il pacchetto di informazioni che abbiamo assorbito fino ai 12-15 anni:
▶ Chi dovrei essere.
▶ Come mi dovrei comportare.
▶ Come mi dovrei sedere.
▶ Come dovrei mangiare.
▶ Che tipo di schemi interiori e ferite vivo nel presente provenienti dal passato.
Se ogni mattina provassimo a guardarci nello specchio senza fretta, osservando ciò che viene proiettato, che cosa vedremmo? Proviamo a domandarci: «Mi piace quello che vedo? Cosa provo verso quell’immagine? Che vita svolge questa persona?». Questa attitudine ci porta a specchiarci nel mondo tramite le persone che appaiono davanti a noi e nelle nostre esperienze. Nel momento in cui riconosciamo che ciò che appare è energia che si muove in noi (e da noi), allora l’energia della sessualità inizierà a muoversi verso nuove direzioni assumendo forme di libertà interiore illimitate. L’onestà e la consapevolezza sono il primo atto erotico verso noi stessi. Senza di esse non c’è trasformazione. Siamo incastrati in un limbo in cui vorremmo sentirci vivi e liberi, ma la parte egoica continua a stringere la presa, illudendoci che: «Va tutto bene».

Abbiamo imparato a fare sesso imitando ciò che abbiamo visto e immaginato. Ma non abbiamo imparato a essere intimi e amare noi stessi. Molti affermano: «Io sto bene con il mio partner, Non ho problemi a fare sesso», oppure, «Mi sento libero». Forse è vero. Siamo molto abili nel funzionare bene. Molto meno esserne consapevoli. Possiamo avere relazioni stabili e allo stesso tempo vivere superficialmente. Possiamo fare l’amore senza incontrarci davvero. Possiamo muovere il corpo senza sentirlo. L’eros cosmico è un altro modo di stare al mondo. Non è quantità. Non è performance. Non è tecnica. È presenza magnetica. Nel momento in cui realizziamo che l’energia maschile e femminile dentro di noi non è quella danza interiore orgasmica di cui si parla in oriente (o che si vede nelle immagini su instagram), allora possiamo iniziare ad aprirci alla “dolorosa” consapevolezza che possiamo diventare noi stessi il nostro partner perfetto. Finché queste polarità sono in conflitto, cercheremo nell’altro ciò che non integriamo in noi: potere, controllo, dipendenza, bisogno, cura. La radice di questo risiede nel passato, nell’energia genitoriale del maschile e femminile da cui stiamo ancora dipendendo. Se la lotta scompare, l’eros cambia qualità. Non è più potere sull’altro, non è più un vuoto da riempire. Diventa incontro.
Nel sesso, quando vissuto con presenza, accade qualcosa di straordinario: l’ego si dissolve per un istante. Due persone si spogliano della personalità e di ciò che rimane delle loro identità abituali. Ciò che resta è luce, energia, amore, fusione. Il paradosso è che tutto questo non riguarda davvero l’altro, ma riguarda uno spazio più profondo che si apre in noi. Nel Samadhi, lo stato di illuminazione, accade qualcosa di simile ma immensamente più vasto. Il principio è lo stesso, cambia solo il livello di consapevolezza. Segretamente, tutti desidereremmo abbandonarci alla corrente della vita e quella dell’amore. In un certo senso, questa unità viene intuita nell’atto sessuale, nell’incontro intimo e nella fusione tra due individui. Il sesso diventa così un ricordo profondo dell’unità originaria. L’accoppiamento porta con sé un significato più grande di quanto immaginiamo. In quella fusione l’ego si attenua, si scioglie per un momento.
Chi riesce a percepire la verità nascosta dentro questa esperienza — il desiderio, l’aspirazione all’amore, la spinta verso l’unità — può intuire anche il significato di un’altra forma di unione: quella yogica.
Uno yogin si unisce.
Un asceta si unisce.
Un sannyasin si unisce.
E anche nell’incontro amoroso una persona si unisce: la sua identità si fonde con quella dell’altro fino a diventare, per un attimo, un tutt’uno.
Nel sesso, due persone si fondono dopo aver lasciato cadere le maschere della personalità. Nel Samadhi, una persona lascia cadere la propria individualità e si fonde con l’universo.
“L’erotismo non è soltanto desiderio di un corpo, ma in egual misura anche desiderio di stima. Il partner che avete conquistato, che vi desidera e vi ama, rappresenta il vostro specchio, la misura di ciò che siete e di ciò che valete”. Milan Kundera
IL CORPO COME TEMPIO.Senza rendercene conto, ci abituiamo a stare al mondo con sacrificio, con mancanza, con tristezza silenziosa. Il percorso tantrico offre una via di transizione. Questo corpo, fatto di sangue e carne, diventa tempio. Un tempio che mangia, prega, ama. Il sesso, ripulito dal filtro consumistico o moralistico, può diventare amore e devozione. Solo allora comprendiamo che l’amore non è qualcosa da cercare all’esterno. È l’elemento in cui siamo immersi. Chiedere: «Cos’è l’amore?» è come chiedere a un pesce: «Dov’è il mare?». Siamo immersi nell’amore, ma non ce ne accorgiamo. Un pesce si rende conto di non poter fare a meno dell’acqua solo quando ne viene privato. Noi non possiamo vivere senza amore, ma senza rendercene conto viviamo nell’illusione che questo amore sia da cercare all’esterno o che dobbiamo aspettare un partner perfetto per provare forti emozioni. Quando un uomo e una donna realizzano che sono Amore, l’illusione che esiste il male o l’odio scompare. Il sesso, in questa prospettiva, diventa una via di transizione per incontrare la parte pura e potente di noi.
La vera tristezza non è perdere qualcuno o dimenticare il suo nome. È dimenticare la divinità dentro di noi. Abbiamo dimenticato il nome della nostra Shakti interiore. Del divino. Che non è religione, ma un senso di religiosità intrinseco alla vita. Non stupisce che il mondo sia immerso nella paura e nell’oscurità. Noi ci muoviamo nell’oscurità e siamo parte di essa. Il lavoro tantrico, connesso all’energia sessuale, richiede coraggio. Coraggio di sentire, di guardarsi, di trasformare il desiderio in direzione. Il sesso può diventare amore. L’amore può diventare coscienza. La coscienza può diventare libertà. Dal sesso all’eros cosmico. Dalla sopravvivenza alla presenza. Dalla dimenticanza al ricordo. Ricordare il nome di chi si ama significa ricordare chi siamo veramente. Questa è l’arte di amare. Questa è la comprensione tantrica della vita, dell’eros e il segreto intrinseco del magnetismo umano.
Una riflessione personale
Negli anni di studio e anche insegnamento ho osservato come molte persone confondano il magnetismo con il fascino esteriore. In realtà il magnetismo più potente nasce dalla presenza, dall’autenticità e dalla capacità di abitare pienamente il proprio corpo. Quando smettiamo di cercare approvazione, iniziamo naturalmente ad attrarre ciò che è in sintonia con noi.
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Insegna lo stile Odaka Yoga (500h) e Odaka Yoga Prenatal. È operatrice shiatsu da circa 16 anni e counselor a mediazione corporea. Inizia a praticare Yoga e tecniche di meditazione di Osho all’età di 20 anni. Studia e lavora per circa 15 anni in una scuola di formazione internazionale in Tantra e Meditazione. Nel 2016 crea Love Waves, un movimento di amore, consapevolezza e crescita interiore che include Yoga, danza consapevole, meditazione e molto di più. Nel 2019 apre
lo Studio YAM, una piccola oasi di benessere dove praticare Yoga e ricevere trattamenti per la salute. Dal 2016 conduce retreat e workshop residenziali in diverse regioni d’Italia.
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