LE ONDE D’AMORE di YAMINI

Intervista di Angela Iantosca 

A fine giugno sarà in provincia di Perugia con una tre giorni di Yoga, Meditazione e onde d’amore… per capire chi c’è dietro il LoveWaves, sono andata a incontrare Yamini (che un po’ potete conoscere anche qui https://www.yamini.it/love-waves/)

Cosa ti ha portato allo yoga?

“Ho iniziato a praticare yoga per caso tanti anni fa. Avevo 20/21 anni e mia sorella aveva prenotato per lei una lezione alla quale non era potuta andare e mi aveva suggerito di andare al posto suo. Andai, un po’ spinta da lei, un po’ per curiosità. Entrai in questa sala, dove c’erano molte persone e l’insegnante (Roberto) mi aveva accolto con un sorriso e con un saluto a mani giunte, che in seguito capii che si trattata del Namastè (il gesto con cui le persone si salutano in India). Aveva le mani giunte all’altezza del cuore e si era inchinato salutandomi e guardandomi con i suoi occhi scuri e profondi. Ne rimasi profondamente colpita, non mi era mai capitato che qualcuno mi “salutasse” in questo modo così rispettoso, pieno di eleganza e soprattutto guardandomi negli occhi. Mi sentii riconosciuta e che ero nel posto giusto al momento giusto. In seguito seppi che questo semplice gesto porta con sé un significato molto più ampio e, per me, importante. Il suo significato è che “la mia divinità interiore si inchina alla tua” …wow! La divinità interiore!

Iniziai il corso settimanale e ne fui subito entusiasta, perché mi stava mettendo in contatto non solo con il corpo ed il respiro, ma anche nello scorrere del tempo, con una parte di me più profonda e autentica.

Continuai a praticare con passione e ogni settimana non vedevo l’ora che arrivasse quel momento in cui potevo sperimentare e sentirmi libera! Oltre allo yoga ogni tanto ci faceva sperimentare delle tecniche di meditazione attive e per me, che ero piena di vitalità fu amore al primo suono di cimbali, quei campanellini che vengono suonati con delicatezza a volte per indicare l’inizio e la fine di ogni meditazione o pratica.. e che oggi mi accompagnano sempre!”.

E’ sempre stato un tuo sogno o hai cominciato con altro per poi capire che non era quella la tua strada?

“Non ho mai sentito con chiarezza che “era il mio sogno”, in realtà non lo sapevo e forse non lo so nemmeno oggi… Sapevo solo che era la strada. La Via e che mi stava aiutando a superare le mille paure della vita che mi accompagnavano.

Paura, ansia del futuro, dell’ignoto, cosa farò da grande, paura delle relazioni, paura di affrontare lo studio, le relazioni, il sesso, i mille lavori che facevo e che non mi corrispondevano, paura della vita e paura della morte. Proprio queste paure, in modo intuitivo mi hanno portato ad approfondire quello che sperimentavo nello yoga e nella meditazione. In seguito scoprii che quelle tecniche di meditazione attiva erano state create negli anni ’70 da un Maestro indiano di nome Osho. Non sapevo chi fosse, finché qualcuno mi regalò un piccolo libro che lo raffigurava sulla copertina. Non potevo guardarlo… o meglio guardare quella foto mi faceva provare mille emozioni tutte insieme. Qualcosa che proprio non riuscivo a capire come potesse essere possibile. Prendevo il libro, guardavo la foto e chiudevo di corsa il libro nel cassetto… quasi sconvolta! Se ci penso ora, mi viene da ridere! Pian piano, con la pratica costante e avvicinandomi un po’ alla volta, iniziai a leggere. Mi sentivo un’analfabeta. Non riuscivo a pronunciare parole come consapevolezza, connessione, osservazione… era come se stessi educando il mio cervello ad un nuovo linguaggio! Bellissimo… si aprì un mondo.  Da lì a poco, continuando lo yoga e la meditazione, compresi che stavo cercando qualcos’altro. Un giorno realizzai che stavo cercando l’Amore! Non sapevo spiegarlo, non era solo l’amore come lo intendiamo di solito, legato a una persona da amare (beh si anche quello, ovvio!), ma sentivo dentro di me che cercavo qualcosa di più grande, che sapevo esistere, che ogni tanto sperimentavo, ma chissà cos’era e dov’era. Poco più tardi ebbi la possibilità di andare a Miasto, la comune di Osho più grande in Europa, dove rimasi quasi un’estate a lavorare e meditare ogni giorno in cambio di vitto e alloggio. Fu un’esperienza molto importante, mi sentivo libera finalmente! Per caso, qualche mese più tardi, partecipai ad un corso di Tantra e si aprì un altro importante capitolo della mia piccola vita, perchè avevo solo 23 anni… ma che mi cambiò intensamente”.

Chi è Osho per te?

“Osho è stato il Maestro che è entrato nel mio cuore. E’ morto negli anni ’90 quindi non ho avuto la fortuna di incontrarlo, ma nel momento in cui la meditazione è entrata a far parte della mia vita, non ho avuto più dubbi e così ho scelto di diventare una sannyasin cambiando il nome. Sannyasin significa ricercatore della verità. Così la mia ricerca continua. Ho avuto, recentemente, la fortuna di incontrare Mooji un Maestro illuminato in vita, che mi ha dato la possibilità di comprendere cosa significa stare davanti ad un Maestro. Non posso spiegarlo a parole, sarebbe riduttivo. Riesco solo a dire che grazie a questi essere speciali, come tanti altri nella storia, l’umanità riceve comprensione per poter uscire dall’ipnosi e dalle restrizioni della mente. Il rapporto tra Maestro e discepolo è molto intimo. Per me, rappresenta un ponte, di congiunzione con il proprio maestro interiore. Essere guidati da chi ha già fatto esperienza di illuminazione è davvero prezioso”.

Come hai scoperto chi eri?

“Non lo so, non lo so chi ero e non lo so chi sono. Quello che, forse, mi ha sempre accompagnato è questo senso di intuito che mi ha guidato a prendere decisioni importanti e decisioni stupide, a fare esperienze importanti ed esperienze non importanti. Esperienze belle, dolorose, spaventose, divertenti e quel senso di silenzio e di vuoto che per me è la meditazione, l’ho sempre ritrovato dentro, all’improvviso quando pensavo ormai di essermi persa e di essere sola al mondo. Ecco forse qui e ora, Angela posso dirti che anche se non so chi sono dentro, è che ad un certo punto ho compreso di non essere più sola al mondo. Il non sentirmi sola, mi fa generare la forza per creare ciò che mi appassiona di più nella vita e il lavoro, per esempio, è una grande passione”.

Quando sei diventata Yamini? O forse lo sei sempre stata senza saperlo?

“Yamini è un nome spirituale che mi ha trasmesso la mia maestra di Tantra, diversi anni fa. Nel mondo di Osho, ma in generale in oriente, vengono dati dei nomi spirituali alle persone che scelgono di portare consapevolezza e meditazione nella propria vita, almeno per me è così. Yamini è arrivato in un momento molto importante della mia vita, un momento di passaggio, a seguito della scomparsa prematura di mia sorella. E hai ragione tu… probabilmente lo sono sempre stata. E’ stato naturale accettare questo nuovo nome, come qualcosa che mi ricorda di essere consapevole in ogni istante. Il suo significato per me rappresenta la rinascita. Morire e rinascere”.

Cosa significa Yamini?

“Yamini è un nome sanscrito che significa Notte, il suffisso è Prem che significa Amore. Amore nella Notte, inteso come portare amore/luce nell’oscurità/nelle tenebre. Yamini è il femminile di Yama, la divinità della morte (in India). Per me, è stato questo, portare Luce e Amore durante la notte più buia della mia vita, quando è scomparsa la mia amata sorella. Da allora, da quel momento, questo significato è diventato ancora più forte e non me lo dimentico, ogni volta che la vita mi porta a vivere nella luce e ogni volta che mi porta a vivere nell’oscurità. Nel Tantra, nello Yoga, nel Taoismo e sicuramente in tante altre vie di conoscenza di sé, si insegna questo: la celebrazione degli opposti della vita. Yamini, che appartiene intimamente alla mia esperienza e che non condivido quasi mai con nessuno, mi ricorda questo: che è possibile celebrare la morte con la vita! E per morte non intendo solo la morte fisica di qualcuno che amiamo, ma anche le separazioni con amanti, amici, cicli di vita che finiscono e che iniziano… molte cose…”.

Cosa rende unico il tuo lavoro?

“Bella domanda, non dovrei dirlo io, ma chi partecipa ai corsi! Tante persone fanno il mio stesso lavoro e ognuno porta con se le proprie qualità. Ho assorbito tanto dai diversi insegnanti e maestri con cui ho avuto/ho la fortuna di lavorare a stretto contatto. Quindi a modo mio porto quanto mi viene trasmesso… ma più divento grande, più osservo che qualcosa in me riesce ad emergere e a manifestarsi per come sono. Sento di portare passione, amorevolezza, espansione, dinamismo, connessione, accoglienza, mancanza di giudizio, senso di libertà. Il lavoro che propongo, parte da me e dalle persone che partecipano, spesso si sviluppa in modo intuitivo e si genera nel momento. Nulla di improvvisato chiaramente, tutto frutto di esperienza maturata e studi. Non propongo mai cose che non ho sperimentato in prima persona più e più volte, e questo lo dico sempre alle persone: mi piace creare un clima sicuro per tutti, di fiducia, dove ognuno possa essere libero di esprimersi e aprirsi”.

Cosa significa riconnettersi con sé?

“Sono domande difficili, difficili perché in quei momenti dove ci si riconnette intimamente con se stessi, non ci sono molte parole che possano spiegarlo. E’ qualcosa che va al di là delle parole. Resta il fatto che viviamo in una società dove la connessione con noi stessi, con quella naturale intelligenza corporea, emotiva, intuitiva, selvaggia non viene sostenuta. Fin da piccoli, quasi nessuno ci insegna ad essere persone libere di esprimerci, impariamo così ad ingoiare emozioni che si annodano nella gola, impariamo a reprimere naturali istinti sensuali e sessuali, impariamo a reprimere ciò che pensiamo, reprimiamo il respiro e così via… Questo crea delle chiusure, delle corazze, delle protezioni che iniziano nel corpo, disconnettendoci dal nostro sentire autentico. In qualche modo ci abituiamo a non sentire e a vivere con il volume basso. Il lavoro che continuo a fare su me stessa e che propongo è questo: risvegliare il corpo, le emozioni, espandere il sentire, ampliare il respiro e soprattutto fare amicizia con il Silenzio e la centratura”.

Come far comprendere quanto è importante amarsi a persone che non sanno ascoltarsi?

“Curioso che mi fai questa domanda, perché pochi giorni fa, mentre tornavo dall’ospedale, dove ero andata a trovare una mia cara amica, pensavo “che cos’è l’amore?”. “Che cos’è l’amore?”. “Come posso amarmi se non so cos’è l’amore?”. Allora, è stato spontaneo ripercorrere con i pensieri gli amori della mia vita, quelli veri, quelli sognati, quelli stupidi, le delusioni, le amarezze ma anche gli amici, i genitori, insegnanti, figure di riferimento, ecc. E poi sono arrivata a quei pochi ricordi che ho di me da bambina, a quando provavo quel senso infinito di Bellezza, a quando mi divertivo a sentire l’aria entrare nel mio naso e attraversare il mio corpo, al sorriso, alla connessione con la natura in particolare con il sole e con il vento. E mi sono risposta… questo per me è l’amore, l’aria che respiro ogni istante per è l’amore. Solo che spesso non me ne rendo conto, me ne dimentico e sono certa molti altri come me. Il fatto di essere presi dalla velocità delle situazioni che ci creiamo nella vita, ci porta a non sentirci, a non comprendere i nostri bisogni profondi e quindi, per me, a non provare amore e gentilezza per se stessi.  Poi ci abituiamo a non sentire, e ci proteggiamo, perché aprirci alla possibilità di mostrarci per come siamo (belli, brutti, incazzati, sorridenti, sporchi, puliti, truccate, spettinati, malati, sessuali…) è difficile e a volte doloroso. Aprirsi all’amore per me significa anche aprirsi al dolore, che spesso ci portiamo dentro. Più diamo voce al dolore, più possiamo sentirci liberi di amarci e di ampliare la nostra capacità di amare. Fino ad avere, un giorno, anche la capacità di contenere tutto questo senza farci travolgere, pur restando centrati e vivendo in modo totale”.

Cosa si prova nell’armonia?

“L’armonia, il benessere, l’equilibrio sono tutte parole che spesso sento dalle persone che si rivolgono a me in cerca di un sostegno, sono alla ricerca di…. E mi chiedo sempre a cosa si riferiscono, perché, per quello che mi riguarda, dietro una richiesta di sostegno/aiuto, ci può essere un intero mondo. C’è la nostra storia, le situazioni vissute, i traumi, l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta, ecc. ecc.. Cercare l’armonia può aprire la porta dell’infinito lavoro su se stessi. Nel tempo ho imparato che la meditazione, il corpo ed il respiro, mi portano a vivere nel qui e ora, a sentire ed accettare ciò che c’è in questo preciso momento in modo totale: che sia gioia, dolore, tristezza, rabbia… Imparare ad espandere la nostra capacità di sentire, per me, crea armonia, perchè significa che sto allineando l’esperienza presente con il corpo, le emozioni, i pensieri, l’aspetto energetico, e non sto cercando di scappare o andare contro, ma al contrario… mi sto aprendo alla possibilità di… prendermi cura, scoprire nuovi aspetti di me, non avere fretta, lasciar andare, godere e ridere, prendermi in giro. Tornare ad essere consapevoli in ogni istante, a partire dal respiro, può creare l’armonia che stiamo cercando”.

Cosa è LoveWaves? Come nasce? Cosa ti ha spinto in questa direzione? 

“Il metodo Odaka Yoga che studio e insegno, nasce dall’osservazione del costante moto delle onde dell’oceano, oltre a tutta l’esperienza che i fondatori (Roberto Milletti e Francesca Cassia, grandi maestri di yoga e di vita con cui collaboro e che non smettono mai di farmi sorridere) hanno portato al suo interno sviluppando un nuovo e unico sistema di yoga. Provengo da un’esperienza lavorativa e formativa, di circa 12 anni, in una scuola di Tantra che si ispira agli insegnamenti di Osho, perché la Maestra che conduce i corsi è stata un’allieva diretta di Osho; in questa scuola ho imparato molto sul Tantra e la Meditazione.  Dopo un periodo di importante cambiamento lavorativo e di vita personale, in cui ho vissuto momenti molto difficili e avevo l’impressione che tutto fosse finito, all’improvviso ho avuto la possibilità di partecipare alla celebrazione di Roberta, una ragazza meravigliosa che frequentava i miei corsi di meditazione e di tantra introduttivi e che è morta a seguito di una malattia in età molto giovane. La adoravo, la chiamavo “Mia amata”. I suoi amici più stretti, mi hanno contattato chiedendomi di celebrarla tutti insieme “a modo nostro” cioè con quelle attività che le piacevano tanto. Quell’occasione per me fu un regalo di vita: organizzai una celebrazione con la musica dal vivo, danza, momenti di silenzio, momenti molto emozionanti e profondi, occhi negli occhi, abbracci… ho sentito il mio cuore esplodere e ho capito che non potevo tenere dentro solo per me quell’esplosione. Quell’esplosione che mi ha portato a ricordare quando mia sorella tanti anni prima ha lasciato il corpo. Quel momento in cui mi è stato dato il nome Yamini, il suo significato e ciò che ogni momento imparo da questo significato. La mia vita in quel momento è cambiata per sempre, perché ho avuto un assaggio di quanto siamo grandi e di quanto la nostra mente è piccola. Quell’esplosione che è stata un’onda… enorme. Una grande Onda d’Amore e di gratitudine.

L’oceano e le sue onde, l’amore e la meditazione: Waves… Love.. LoveWaves: il passaggio è stato spontaneo. A volte mi chiedo se sto sbagliando tutto, a volte mi sento confusa al riguardo, a volte invece tutto mi sembra chiaro. So solo che sento una spinta forte ad andare avanti, perchè l’esperienza di celebrare la morte, in realtà porta alla vita. E per morte non intendo solo chi muore, ma anche tutte le volte che ci sentiamo morti dentro, svuotati, tristi, poco consapevoli, chiusi al mondo e agli altri… LoveWaves è un modo per riappropriarsi di se, un modo anche per alleggerirsi e imparare a ridere e sorridere di se stessi”.

#fioritura #apertura #espansione  #meditazione #bellezza

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Per maggiori informazioni scrivimi a: info@yamini.it oppure chiamami al: 328 066 58 39

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